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La fila nella Vita Indipendente e l’esigibilità del diritto. Politica ed etica

La fila nella Vita Indipendente e l’esigibilità del diritto. Politica ed etica

Autore: Eleonora Campus

La libera scelta rispetto all’assistenza delle persone disabili, è il principio che in questi giorni si è voluto difendere con forza spiegandone i legittimi motivi clicca qui per i Voucher o qui per negare l’assistenza indiretta e privacy.

La politica deve garantire questo principio e tutelare tutti i cittadini che hanno certi diritti e quindi, deve guardare all’interesse e al benessere di ognuno.

Diritti e rovesci

Però ci sono due tipi di cittadini che hanno diritti: quelli singoli che non fanno parte di nessun gruppo (la cui voce è debole)  e quelli che si uniscono in gruppi (la cui voce è forte).

Il problema a cui stiamo assistendo è che il decisore pubblico invece di favorire una politica che guarda a un’etica basata sulla qualità della vita di tutti i cittadini, di fatto promuove un’etica della coda. Questo tipo di etica degrada i diritti di molti e li svilisce. Ma di che si tratta?

L’etica della coda è quella di chi sta in cima alla fila che si può tradurre in primo arrivato primo servito. E’ l’etica usata da uno Stato che crea disuguaglianza e non riconosce a tutti, come fondamentale, il diritto all’assistenza domiciliare indiretta per la Vita Indipendente (risorse date direttamente agli interessati che scelgono da se il proprio assistente personale per ogni esigenza primaria e di autonomia nella vita quotidiana) ma lo collega alle risorse del comune (o Regione) fino a esaurimento budget. Così gli ultimi della coda finiscono in liste di attesa lunghe anni. In fila, naturalmente, ci si ritrovano sia i cittadini singoli sia quelli che fanno parte di gruppi.

Ma a questa disuguaglianza si potrebbero aggiungere altre forme di degradazione che pongono queste domande:

  • Chi difenderebbe i singoli se il decisore pubblico  concedesse  influenza e favori agli  interessi particolari dei gruppi che sono più forti rispetto a chi è solo?.
  • E se qualcuno saltasse la coda e si dovesse creare dentro la lista una corsia preferenziale per alcuni e una corsia lenta per altri?

Possibile risposta

Forse, potreste pensare e sarebbe un ottimo suggerimento, è un controllo che si potrebbe  facilmente fare ad esempio con verifiche incrociate guardando se chi ha avuto prima questo diritto faccia parte di un gruppo o meno; oppure se la persona in questione ricopra un qualsiasi ruolo pubblico che possa creare una sorta di conflitto morale – oltre che di appropriatezza –  rispetto ad aver preso la precedenza sugli altri.

  • E ancora: cosa succederebbe se l’etica della coda venisse affiancata o addirittura sostituita dall’etica del mercato? Cioè: se i leader dei gruppi più forti una volta presi dallo stato influenza, favoriti dalle risorse economiche, cedessero i diritti dei loro iscritti – magari su ogni forma di assistenza primaria o di indipendenza – svendendoli alle politiche di mercato per proprio tornaconto o per questioni di ruoli o  di potere?
  • E se questa svendita andasse perfino oltre, al punto di prendere la rappresentanza anche di chi non aderisce a questi gruppi?
  • E se qualche decisore pubblico oltretutto avesse fatto parte o faccia parte di qualcuno di questi gruppi?

Altra possibile risposta:

Il decisore pubblico non deve abbandonare i cittadini singoli ma deve vigilare e tutelarli  non delegando completamente il suo ruolo  ai gruppi di pressione perché questi sono dei mediatori privati con specifici interessi – e personalismi – e non hanno la rappresentanza di tutti.

Quindi non debbono ne possono sostituirsi allo Stato. Il decisore pubblico per far questo deve partire dall’etica della qualità della vita di ogni cittadino, sganciarsi  da ogni posizione di conflitto di interessi con qualsivoglia gruppo e non guardare ne all’etica della fila ne a quella del mercato.

Eleonora Campus

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