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SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?

di Michele Lastilla

I tavoli istituzionali non sono rappresentativi di tutte le disabilità e di tutti i bisogni

Cari amici disabili mai come ora per noi il grido: SE NON ORA QUANDO? E’ così vero. I pochi resoconti della giornata romana a proposito del tavolo, già deciso con decreto tempo addietro, e la giornata di Genova.

Tali episodi segnano probabilmente l’ultima campanella per i disabili che non vogliono arrendersi e che a nome di tutti gli altri che non sono in grado di lottare o peggio non vogliono lottare rimangono sulle barricate.

Noi dobbiamo rovesciare quel tavolo e la logica che lo ha costruito. Ecco perchè senza troppe chiacchiere e vuoti proclami. Quel tavolo è figlio di minacce e ricatti inaccettabili.

Come sono cambiati i tempi e i modi per le forze politiche, così devono cambiare i tempi e le prassi per le associazioni. Il tavolo di ieri ha visto da un lato andare in frantumi la moda di far partecipare a riunioni importanti solo le federazioni di associazioni dei disabili, e questo è fatto positivo perchè ai tavoli e alle riunioni per stabilire nuove regole e innovazioni rispetto alla disabilità e alle politiche sociali devono partecipare anche altre organizzazioni dei disabili che negli ultimi anni hanno mostrato presenza ad ogni livello nel rivendicare diritti e bisogni delle persone. Ieri è stata scritta una brutta pagina.

Quello che si è verificato ieri non può e non deve più ripetersi. Noi possiamo anche considerare il decreto che ha prodotto quel tavolo come un errore; ma non possiamo e non dobbiamo consentire che ve ne sia un’altra edizione. Inoltre il governo ieri ha costituito unbrutto precedente, alla faccia del principio del pluralismo della rappresentanza e della uguaglianza di tutte le organizzazioni di disabili a cui va posto immediatamente riparo sbarrandone la strada con ogni mezzo.

Se per partecipare e se per esercitare un fondamentalediritto della Costituzione e della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, noi tutti dobbiamo minacciare il suicidio, il Presidente della Repubblica, le forze politiche, il Parlamento, il governo saranno serviti.

La logica che ha portato al tavolo di ieri è figlia della cattiva cultura della disabilità che sta tentando di far passare la divisione dei disabili in gravi e gravissimi.

Esistono solo disabili gravi e sono quelli con disabilità riconosciuta al 100%.

Oltre questa soglia ci sono per lo più malati con patologie che richiedono prevalentemente cure intensive e assistenza intensiva di tipo sanitario. Si fermi l’obbrobio di ieri.

Potremo farlo se almeno su questo si riesca a fare cartello, ripeto, almeno unicamente perbloccare questo tipo di tavolo che non deve andare oltre e trattare altri argomenti.

Propongo di usare ogni mezzo che risulti efficace e di forte impatto.

Si sta edificando la non cultura della disabilità, non la cultura della disabilità. Si sta mettendo nella testa di chi fa informazione idee e immaginifici sulla disabilità fondati sulla paura, sulla infermità più mostruosa con la forza delle immagini di persone che devono colpire, impietosire, rabbrividire. 

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