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Servizio Assistenza Domiciliare (SAD) non genera inclusione sociale

Servizio Assistenza Domiciliare (SAD) non genera inclusione sociale

Qualche giorno fa ho letto questo articolo su Superando in cui non mi ci ritrovo molto.

Premetto che scrivo questo articolo in quanto membro di ENIL e del Comitato Lombardo per la Vita Indipendente.

La Convenzione ONU

E’ l’eterna dimenticata del welfare Italiano. Non è nato alcun provvedimento dalla sua approvazione (L 3/2009) fino ad fino ad ora che citi un articolo di tale Convenzione e che la renda esigibile in Italia.

Nell’articolo sopra linkato non fa assolutamente cenno alla Convenzione ONU sulle persone con disabilità ed esattamente l’articolo 19 che parla di Vita Indipendente.

Il servizio SAD  Assistenza Domiciliare Diretta

Qualcuno può obbiettare, “ma si parla di Assistenza Domiciliare cosa vuoi di più”? Il servizio SAD è l’acronimo di Servizio Assistenza Domiciliare e si parla di Assistenza Domiciliare Diretta e non interventi sull’Assistenza Domiciliare Indiretta o di progetti di Vita Indipendente.

Il servizio SAD è erogato da cooperative direttamente pagate dai comuni in cui la persona disabile è un utente. Generalmente non può scegliere l’assistente personale perché la cooperativa ne fornisce uno direttamente. Qualche mese fa un articolo di Eleonora Campus postato sul mio blog  trattava appunto il vantaggio di interventi di Assistenza Domiciliare Indiretta o soggetti di Vita Indipendente nell’ottica dei diritti umani l’articolo lo potete trovare qui.

Quasi tutti i comuni Italiani hanno il servizio SAD ma anche qui c’è una notevole differenza tra un comune e l’altro.

Per i comuni che danno il servizio giornaliero si va da un minimo di due ad un massimo di quattro ore. Ci sono comuni che non coprono tutti e i sette giorni settimanali ma solo i cinque giorni feriali.  E i fine settimana cosa fa una persona disabile non autosufficiente, sta a casa a letto? Non mangia? Non va in bagno?

Per altri comuni sono previsti accessi di operatori di massimo 2-3 ore settimanali. Ricordo che una persona disabile non autosufficiente ha sette giorni su sette con se la propria non autosufficienza e non quelle esigue ore settimanali

Per quasi tutti i comuni Italiani non è possibile scegliere neppure l’orario. Voi accettereste di scegliere di essere vestiti quando fa comodo alla cooperativa di turno? Oppure di andare in bagno all’ora che decide un altro? Oppure un altro sceglie a che ora pranzi, accetteresti tutto ciò?

Il servizio SAD e l’assenza di inclusione sociale.

L’esiguità giornaliera o settimanale delle ore in cui è disponibile questo servizio è un altro punto debole.

Difatti in questa esiguità di ore c’è solo la possibilità di essere alzato dal letto, lavato, vestito, accompagnato in bagno e forse resta il tempo per un pasto.

Una persona disabile è più lenta a prepararsi al mattino, cosa fa non pranza? Oppure pranza e non si lava? Oppure va accompagnato in bagno e non lava e non pranza?

Personalmente ci metto due ore, inoltre non vado in bagno ad espletare le mie funzioni organiche con il telecomando, devo aspettare il suo tempo.

Anche se una persona disabile bastassero le esigue ore, ahimè, uscire di casa per andare a prendere un caffè, fare vita sociale, andare a curarsi tramite fisioterapia o visite mediche sarebbe impossibile.

L’elevato costo orario rispetto sia a interventi di Assistenza Domiciliare Indiretta che progetti di Vita Indipendente impedisce di fatto l’inclusione sociale.

Difatti il costo orario per la SAD va da un minimo di € 20 fino a€ 35 orari. Per gli altri due casi il costo da va un minimo di è € 8 ad un massimo di € 12 orari, Come potete ben notare non è possibile dare più di quattro ore  giornaliere perché i costi sarebbero elevatissimi per i comuni.

La vera ed unica risposta per la qualità della vita di una persona disabile è la domiciliarita che contempli l’inclusione sociale che non da il servizio SAD ma interventi sia di Assistenza Domiciliare Indiretta che progetti di Vita Indipendente garantiscono l’inclusione nella società delle persone disabili.

Cooperative e politica

Se in Italia vogliono continuare a fare guadagnare le cooperative continuando a mettere al centro gli interessi di scambio tra la politica e coop possiamo pure andare avanti così. Ma sicuramente ci sarà una maggiore spesa sociale ed un minore servizio. Questa situazione non mette di fatto al centro la persona disabile.

Se invece vogliamo mettere al centro la persona disabile, la sua vita sociale, i suoi affetti, i suoi interessi la Convenzione ONU sulle persone con disabilità occorre dare un calcio a questo welfare e passare a interventi di Assistenza Domiciliare Indiretta e progetti di Vita Indipendente.

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