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COVID19 e welfare: le RSA – RSD

Premetto che questo articolo sarà deliberatamente provocatorio, se non vuoi essere provocato chiudi subito e non continuare la lettura.

Sono in trincea da anni per battermi sul diritto alla Vita Indipendente, l’Assistenza Domiciliare Indiretta e l’Assistenza Personale Autogestita. Per il sottoscritto queste tre forme di welfare sono la stessa cosa. Tutte e tre si basano sulla Convenzione Onu sui Diritti delle Persone Disabili, parliamo di diritti umani inalienabili, l’obbiettivo è l’inclusione sociale e la scelta di dove e come vivere. Essendo diritti umani è logico affermare che non ci sono limiti di età, limiti di reddito e limiti legati alla patologia. Tutte le persone disabili ed anziane (da ora userò solo il vocabolo “disabili”) devono essere messe in condizione di accedere a questo welfare.

Parto citando un articolo

Il rapporto sui morti in RSA nella conurbazione milanese (Lodi compresa) è il primo rapporto di questo genere su scala locale (quello dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 14 aprile 2020, dà un’utile panoramica nazionale). Ecco le principali conclusioni: 

C’è stato un notevole eccesso di mortalità generale negli anziani nelle RSA nel periodo pandemico (primi 4 mesi 2020), pari a circa 2.500 morti in più rispetto all’atteso (2,5 volte in più) ma del tutto proporzionale a quello degli anziani che se ne stavano a casa loro.

Non è al momento possibile dire con esattezza quanti sono stati i morti positivi a Covid sul totale, ma si va dal 26% dei casi accertati finora al 59% delle morti in cui vi è il sospetto di Covid.

Mentre a gennaio 2020 si è registrato un modesto difetto di mortalità rispetto agli anni precedenti, sono seguiti mesi in cui si è passati a un deciso eccesso sempre più marcato fino alla fine di aprile (fino a 4 volte più dell’atteso).

L’eccesso dentro le case di riposo ha colpito l’area metropolitana milanese in modo eterogeneo, incidendo maggiormente sul versante Sud-ovest e in particolare la zona Lodi-Codogno. Milano città è stata colpita molto meno dell’hinterland.

Gli ospiti over 70 delle RSA sono ovviamente molto più fragili dei coetanei che se ne stanno a casa loro (tassi di mortalità in periodo pre-Covid: 119,5 per mille vs. 47,4 per mille!)

Nei primi 4 mesi 2020 la mortalità è comunque aumentata di più nelle case di riposo che fra gli anziani a casa loro (da 119,5 a 270,8 per mille vs da 44,4 a 73,3 per mille; vale a dire un aumento 2,2 volte rispetto a un aumento di 1,5 volte)

Si registrano livelli similari di mortalità nelle RSA sul totale in questa parte d’Italia rispetto alle mortalità nelle RSA negli altri Paesi (41% del totale nelle RSA del milanese rispetto a 45% in Svezia, 50% in Francia, 51% in Belgio, 61% in Norvegia, 66% in Spagna).

Fonte clicca qui

Cosa avete notato? Nulla? Mancano i dati sulle RSD. Quante persone sono morte in RSD in Italia ad oggi (n.d.r. giovedì 29 ottobre 2020)? Perché non si conoscono questi dati delle RSD? Quante in tutte le strutture totalizzanti (RSA – RSD) ?

I morti di COVID19 nelle strutture totalizzanti derivano proprio dell’affollamento in cui non è assolutamente mantenere il distanziamento sociale.

Anche i dipendenti rischiano di trasmettere l’infezione ai loro familiari. Questi sono fatti e dati oggettivi inconfutabili. Queste strutture non solo sono una violazione dei diritti umani della disabilità, ma sono anche veicoli di contagio con alte possibilità di morire.

Poche persone sul web segnalano questa situazione pericolosa, come mai molti tentennano? Che paura avranno? Come mai c’è un silenzio assordante da parte delle associazioni per i diritti delle disabili? Perché le associazioni dei disabili tentennano con le istituzioni? Perché non spingono sul nuovo welfare che la CRPD che punta all’inclusione sociale?

Per l’ONU il nuovo welfare deve puntare all’inclusione sociale e deve essere composto da un tripode quali Vita Indipendente, Assistenza Domiciliare Indiretta e Assistenza Personale Autogestita.

C’è anche la tele medicina che deve essere potenziata in questo nuovo welfare con un cambio di paradigma totale da strutture totalizzanti ad inclusione sociale nella società.

Non ci sarà un secondo tempo, almeno che non vogliamo che il COVID19 continui per i prossimi anni mietendo vittime in tutto il mondo, oppure una pandemia peggiore che uccide ancora più persone.

Se preferisci restiamo in questo limbo ma non lamentarti poi che non hai avuto scelta e che il tuo futuro sarà in una struttura totalizzante. Hai scelto oggi di non batterti, domani raccoglierai il frutto della tua pigrizia di oggi.

Non pensate che avere simpatie politiche per una o per l’altra parte politica sia utile ad ottenere il rispetto dei diritti sanciti dalla convezione Onu.

Anche il mondo associativo tradizionale ha dimostrato la sua profonda incapacità di ottenere vantaggi tangibili.

Dovresti essere tu a prendere in mano la tua vita e i tuoi diritti e smetterla di delegare.

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