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La domotica è utile alla Vita Indipendente?

La domotica è utile alla Vita Indipendente?

Eccomi qui di ritorno dall’Assemblea di ENIL Italia tenutasi a Roma nei giorni scorsi. È stata un’esperienza entusiasmante che sicuramente ripeterò nei prossimi anni.

Oggi voglio trattare di un argomento riguardo alla Vita Indipendente che è stato toccato marginalmente nell’Assemblea, ovvero la domotica nella Vita Indipendente.

La domotica è l’unione delle parole domus (che in latino significa “casa”) + robotica, è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati. Questa area fortemente interdisciplinare richiede l’apporto di molte tecnologie e professionalità, tra le quali ingegneria edile, architettura, ingegneria energetica, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni ed informatica.

Ma è davvero la soluzione di tutte le problematiche sulla Vita Indipendente? È la scoperta dell’acqua calda? Ma alle persone disabili serve tale tecnologia per essere inclusi nella società? La risposta è no e in questo articolo spiegherò perché.

È vero che per alcune tipologie di disabilità (es. lievi paraplegie, tetraplegie ecc.) basterebbe installare dei controlli vocali o collegare la casa ad un computer ed essere autonomi. Ma è altrettanto vero che per la stragrande maggioranza delle disabilità la domotica è inutile o alla meglio di contorno. Forse taluni imprenditori impegnati nel campo della domotica che hanno fiutato il business della Vita Indipendente potrebbero essere interessati a finanziamenti pubblici in tal senso?

In questo studio che potete leggere a questo link noterete che il costo di una casa domotica si aggira da un minimo € 10.000 mentre in quest’altro link il preventivo è di € 26.000 e i costi possono ulteriormente lievitare.

Ma sistemare la casa ad hoc per le persone disabili non è includerle nella società la Vita Indipendente è essere inclusi nella società.

Difatti la domotica non permette di alzarsi dal letto con un sollevatore, né permette di cucinare e di scolare la pasta, non consente di lavare i denti ad una persona disabile, non permette di cambiare il pannolone e addirittura pulire il culo dopo che si è andati di corpo.  Inoltre non permette di essere accompagnati al cinema, a mangiare una pizza, ad uscire di casa. Non si può staccare il computer, portarselo dietro e una volta raggiunta la destinazione impartire un comando vocale del tipo “adesso toglimi la giacca”!

L’unica soluzione ad oggi congeniata bene ed ad hoc per le persone disabili che consente di fare Vita Indipendente è assumere uno o più assistenti personali e retribuirlo con un finanziamento pubblico rendicontato. Difatti l’assistente personale ti alza dal letto con un sollevatore, cucina e scola la pasta, si occupa dell’igiene personale della persona disabile (compreso cambiare il pannolone e pulire il culo dopo essere andati di corpo). Naturalmente l’assistente personale ti può accompagnare al cinema, a mangiare la pizza (tagliandola se necessario anche imboccarti) e chiedere di togliere la giacca una volta raggiunta la destinazione. E guarda un po’ l’assistente personale può alzare ed abbassare la tapparella, le tende del giardino, accendere e spegnere la luce quando si entra in una stanza cioè può fare quello che fa la domotica non spendendo un minimo di € 10.000 in su per far fare queste operazioni ad un computer.

No la domotica non c’entra molto con la Vita Indipendente perché non risolve i problemi della persona con disabilità.

Forse taluni imprenditori dovrebbero non pensare di sopravvivere alle spalle delle persone disabili sfruttando il finanziamento pubblico ad essi elargiti per fare Vita Indipendente. Questi imprenditori dovrebbero lasciare al mercato decidere se il loro prodotto vale o può essere venduto.

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