Nel 2014, alla vigilia di Expo Milano 2015, pubblicavo su questo blog un articolo dal titolo inequivocabile: «ATM e comune di Milano verso la catastrofe Expo». In quel pezzo raccontavo un’odissea concreta a bordo del tram 14: banchine storte o troppo alte a Montevideo, Ariberto, piazza Cantore e Brunelleschi, pedane elettroniche bloccate per colpa del dislivello, conducenti costretti a manovre di fortuna per far scendere una persona in carrozzina e attese estenuanti.
In quell’articolo chiedevo interventi precisi:
- Il censimento reale di tutte le banchine dei tram.
- L’adeguamento delle banchine della rete di superficie, in particolare delle circolari 90/91 e delle linee come 92 e 93.
- Il superamento dei dislivelli e l’eliminazione dei montascale obsoleti in metropolitana.
A distanza di 12 anni, ci ritroviamo esattamente allo stesso punto.
L’illusione dei mezzi nuovi: il paradosso delle banchine
Oggi ATM presenta una flotta di superficie con una percentuale altissima di mezzi dotati di pianale ribassato e pedana estraibile (autobus e filobus sono ormai al 100% sulla carta). Ma la realtà urbana quotidiana smentisce le statistiche.
Il punto critico è rimasto lo stesso del 2014: l’infrastruttura stradale.
- Tram 14: le fermate storiche e strette (come via Torino o la stessa Brunelleschi) continuano ad avere banchine irregolari o marciapiedi con pendenze che mandano in blocco i sensori di sicurezza delle rampe. A seconda di pochi centimetri in avanti o indietro nell’arresto del mezzo, la pedana tocca terra oppure rifiuta di aprirsi.
- Linee circolari e preferenziali (90, 91, 92, 93): la linea 93 è diventata autobus e la 92 condivide lunghi tratti di preferenziale, ma lungo gli anelli viari molte banchine rimangono strette, prive di rampa d’accesso a norma dalla strada o con altezze inadeguate. Avere un bus con la rampa è del tutto inutile se la fermata non consente alla rampa di appoggiarsi o al passeggero di raggiungere il marciapiede.
Un problema strutturale mai risolto
Non basta rinnovare il parco mezzi se non si interviene sul manto stradale, sulle fermate e sui cordoli delle corsie riservate. Comprare vetture accessibili senza adeguare le banchine è come installare un ascensore moderno in un palazzo lasciando tre gradini davanti alla porta d’ingresso.
Dopo 12 anni, cambi di giunte comunali e grandi eventi internazionali, a Milano la libertà di movimento per chi è in carrozzina continua a dipendere dalla fortuna: sperare che la fermata non sia storta, che la pedana non si blocchi e che il marciapiede sia agibile. Il dovere di denunciare lo abbiamo fatto allora e continuiamo a farlo oggi, ma la mobilità per tutti a Milano è ancora un diritto a metà.