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Governo: analisi personale delle dichiarazioni del commissario spending review

Governo: analisi personale delle dichiarazioni del commissario spending review

di Claudio Cardinale ed Eleonora Campus

Intervista

Dopo l’articolo di ieri (Governo: riforma del III Settore, no profit diventa profit) vorrei proporvi uno stralcio dell’intervista a Gutgeld, che è il nuovo commissario del governo per la Spending review dal giugno 2013 relativa all’eliminazione dell’indennità di accompagnamento per le persone con disabilità.

Ecco di seguito l’intervista:

D. Cosa andrebbe fatto?

R. Cambiamenti strutturali. Per esempio curare i malati cronici a casa con la telemedicina e non in ospedale. Questo aumenterebbe la qualità del servizio riducendo i costi. E poi ripensare l’assistenza: spendiamo oltre 17 miliardi all’anno di assegni di accompagnamento per i non autosufficienti.

D. Che paga l’Inps.

R.L’Inps paga l’assegno, la famiglia a sua volta paga una badante, magari straniera, spesso in nero. Sono soldi che non vengono reimmessi nel circuito dell’economia. Bisogna cambiare il meccanismo: io Stato non ti do i soldi ma ti offro il servizio di assistenza. Personale possibilmente italiano, un assistente per tre o quattro pazienti, in modo da creare lavoro e risparmiare.

D. Insomma dobbiamo reinventare il nostro Stato sociale.

R. Sono contrarissimo al modello privatistico all’americana dello Stato sociale. Questo non significa che non ci possano essere fornitori privati di servizi, ma regolamentazione, finanziamento e governance spettano al pubblico.

Per l’articolo completo cliccate qui.

Prima di addentrarci nell’analisi dell’intervista vi chiedo di leggere tutti i link di questo articolo perché così capite che il Commissario non dice nulla a caso: dietro ogni sua affermazione c’è un piano che sta lentamente venendo alla luce.  Anzi, adesso è quasi del tutto visibile.

Indennità di accompagnamento e assistenza.

E’ un argomento trito e ritrito in questi giorni ma repetita iuvant che male non fa.

L’indennità è data al solo titolo della minorazione “ed è uno strumento che compensa il disservizio che è costante, coerente e coeso” (Fabiana Gianni). Non è un reddito disponibile come abbiamo già esposto in questo articolo che vi invito a rileggere (ISEE: Ricorso del governo). L’indennità di accompagnamento serve a colmare parzialmente il gap che la persona con disabilità ha nella sua vita ma il governo vorrebbe trasformarla in un voucher spendibile solo per l’assistenza (Governo: riforma del III Settore, no profit diventa profit). Questa idea del governo è un gravissimo abuso nei confronti delle persone con disabilità.

In Italia si dovrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi di avviare su tutto il territorio nazionale progetti di vita indipendente o interventi di assistenza domiciliare indiretta che sono i due (ma secondo me uno: l’assistenza indiretta è una parte della Vita Indipendente) strumenti cardine per ridurre i costi e dare una qualità della vita simile a quella delle persone normodotate. D’altronde la Convenzione ONU sulle persone con disabilità non a caso parla di Vita Indipendente all’articolo 19.

E comunque gli assegni volti all’assistenza personale (o badantaggio come lo chiama il commissario) nulla hanno a che vedere con l’indennità di accompagnamento corrisposta a compensare il gap precedentemente detto e (ribadisco) corrisposta al solo titolo della minorazione.  Perciò la corresponsione degli uni non deve condizionare quella degli altri.

Un assistente per tre o quattro persone disabili è una novità?

Questa affermazione non è una novità: a Milano il comune ha istituito il badante di condomino per chi ne fa richiesta (Badante di condominio e Vita Indipendente è possibile?). In questo articolo si parla del fatto che un condominio può assumere un badante per aiutare sia le persone non autosufficienti, sia i condomini che hanno particolari esigenze. Perché ciò si collega a quello che dice il commissario del governo sulla spending review?

In entrambi i casi si parla di un assistente per tre o quattro persone con disabilità. In ogni caso vi invito a rileggere l’articolo del badante di condominio precedentemente linkato per capire che una tale figura viòla i diritti umani contenuti nella Convenzione ONU delle persone con disabilità.

Inoltre il commissario manifesta una ignoranza e un grave razzismo incanalando le persone con disabilità in un “modello”. Infatti i “non autosufficienti” sono una moltitudine di persone diverse tra loro e con altrettante esigenze differenti. Si tratta di persone che hanno bisogno di cure per tutto l’arco della vita oppure che si devono inserire nella vita quotidiana come chiunque altro.  La “non autosufficienza” dunque può riguardare bambini, giovani, adulti, anziani malati cronici e/o non autosufficienti, persone con disabilità fisica, psichica e sensoriale, malati psichiatrici, di Alzheimer, con HIV, oncologici e patologie croniche varie. Sono tutti soggetti che necessitano di assistenza infermieristica, di prestazioni terapeutiche, fisioterapiche e riabilitative a casa propria o presso strutture diurne e residenziali (dove però non devono essere deportati negandogli la libertà di scelta!) ma, hanno bisogno anche di supporto negli atti di vita quotidiana compreso l’aspetto umano e relazionale verso il mondo esterno.

Come si può accettare che tutte queste persone siano identificate e considerate in un unico calderone al solo fine di “risparmiare” trasformandole parallelamente in oggetto di profitto per il terzo settore? ….Questa strategia disumana era stata già denunciata da tempo in un articolo sui voucher (I voucher: un’occasione da cogliere o una verità ingannevole?).  E ora il disegno di abuso sta diventando realtà.

Dunque, il governo Italiano se continuerà a pensare che è sufficiente un assistente per tre o quattro persone disabili, violerà la nostra Costituzione, le Convenzioni internazionali per la tutela dei diritti umani (Unione Europea e ONU, si veda in particolare la Convenzione ONU sulle persone con disabilità).

Per questo governo la persona con disabilità deve rimanere segregata in casa perché non potrebbe scegliere il tipo di vita che vuole fare ma sarebbe costretta ad adattarsi alla disponibilità degli assistenti liberi in quel momento. A un costo ben maggiore e che nulla ha a che vedere – ripetiamo –  con l’indennità di accompagnamento. Gli assegni di assistenza sono un’altra questione e capitolo, senza contare poi che io non mi voglio fare mettere le mani addosso da chiunque o fare entrare in casa mia chi decide il governo attraverso una cooperativa. Questa sarebbe una violazione della privacy che abbiamo già trattato qualche mese fa (Negare l’assistenza indiretta può configurare una ipotesi di reato partendo dal diritto alla privacy?). In questo articolo si evidenzia anche che far confluire forzatamente le persone nel terzo settore e dargli servizi imposti non fa risparmiare ma fa spendere maggiormente: evidentemente è occasione ghiotta per il sistema perciò si continua a diffondere una propaganda di regime sull’ “invalido profittatore” o addirittura “falso”.  In un successivo articolo, che è il seguito di quello sulla privacy, viene anche messo in luce che lo Stato abbandona determinate categorie di persone “svendendole” a soggetti privati e che i “portatori di diritti” non sono tutelati. Sono favoriti solo i “portatori di interessi” e si creano anche violazioni e favoritismi nell’accesso alle erogazioni o prestazioni (La fila nella Vita Indipendente e l’esigibilità del diritto. Politica ed etica)

Le persone disabili sono pazienti?

Quando questo tecnico del governo (cioè il Commissario) dice che siamo pazienti (ovvero malati) dovrebbe rileggere la Convenzione ONU delle persone con disabilità che stabilisce nel preambolo:

(e) Riconoscendo che la disabilità è un concetto in evoluzione e che la disabilità è il risultato dell’interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali ed ambientali, che impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di parità con gli altri.

L’ affermazione del sedicente tecnico è razzista e retrograda: si evince un ignoranza abissale, di cui la politica Italiana è intrisa fino al midollo. La malattia è uno dei tanti aspetti della disabilità: può esserci (cronica) come non esserci. Ricordo il mio caso a titolo di esempio: sono una persona con disabilità, non sono un paziente e neanche un malato. Sono un paziente solo quando vado in ospedale e mi ammalo come tutti gli altri esseri umani.  Ma pure nel caso di malattie croniche collegate “anche” a disabilità, la persona non è un caso standard e non deve essere vista come un malato in fase acuta da curare. Bensì, deve essere vista anch’essa come una persona (non un paziente) con bisogni di vita da rispettare su libera scelta.

La disabilità in generale non è contagiosa come l’ignoranza, l’arroganza e la superbia di certe persone al governo. Un tipo di contagio (il loro) che non fa sviluppare nella società Italiana il cambio di paradigma che la Convenzione ONU esige.

Il governo non prevede il diritto di scelta della persona con disabilità

Lo Stato Italiano vuole decidere e imporre il modo in cui deve vivere una persona con disabilità e lo fa attraverso le cooperative “piegando” la qualità di vita delle stesse persone interessate che oppresse dai bisogni quotidiani sono costrette a scegliere la soluzione “meno peggio”. La persona con disabilità non sceglie quello che è idoneo per se ma quello che decide il governo tramite una cooperativa. E come potremmo noi persone disabili avere il controllo delle nostre vite se un altro soggetto (il III settore) sceglie al posto nostro a che ora ci alziamo, cosa mangiamo, quando andiamo in bagno e quando andiamo fuori a prendere un ora d’aria (tipo carcerati!)? Praticamente siamo a sovranità limitata se non addirittura azzerata.

Il governo ci vede come dei soggetti incapaci di scegliere e vuole allungare le mani sulle nostre indennità di accompagnamento per girarle a cooperative rosse e bianche (III settore). Siamo solo oggetti da spennare perché secondo loro, costiamo troppo. Infatti in questo stralcio dell’intervista si dice:

  • Siamo incapaci di scegliere il meglio della nostra vita (dandoci un assistente per 3 – 4 persone disabili);
  • Ci etichettano come malati mentre la Convenzione ONU sulle persone con disabilità dice tutt’altro;
  • Su di noi si fanno solo i conti su come risparmiare senza consultarci.

A me tutti questi discorsi sembrano nazisti (Governo sui disabili come i nazisti?) e siamo anche incolpati del dissesto economico dello Stato.

Come i cittadini con disabilità e le loro famiglie percepiscono il governo

In questa video intervista di qualche giorno fa, più persone che fanno parte delle famiglie delle persone con disabilità hanno detto che:

“ci tolgono l’indennità di accompagnamento che lo strumento che compensa il disservizio che è costante, coerente e coeso” Fabiana Gianni

“io chiedo a chi è al governo di sedersi a una sedia a rotelle, di farsi legare mani e le gambe, di mettersi un cerotto sulla bocca, facessero questa prova basterebbero 5 minuti”

“da invisibili siamo diventati bersagli e ci hanno preso di mira e ci stanno puntano “

“il governo ha detto che le indennità che noi percepiamo sono considerate reddito disponibile”

“il governo fa causa ai disabili! Il governo considera i disabili causa del fallimento dello Stato”

Per chi volesse vedere il video è posto di seguito nell’articolo

Chiudo l’articolo con una certezza: molti di noi non stanno, ne staranno fermi, a guardare quella che ha tutti i tratti di una eutanasia di massa attraverso gli strumenti di finanza pubblica. Non ci faremo trattare da oggetti di profitto e laddove non “produttivi” ad alimentare il sistema Terzo Settore, da eliminare.

L’INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO NON SI TOCCA

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