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Assistenza indiretta: Perugia sfida la Regione Umbria

Assistenza indiretta: Perugia sfida la Regione Umbria

di Martina Zardini

Assistenza indiretta: Perugia sfida la Regione Umbria – Eccomi a riferirvi di un’altra battaglia, che potrebbe volgere al termine con una vittoria, portata avanti dai paladini dei diritti per i disabili. Il 14 gennaio 2015, la IV Commissione e il Consiglio Comunale di Perugia, hanno approvato un ordine del giorno che ha ribaltato anni e anni di diritti disattesi quanto, talvolta, addirittura calpestati.

Nonostante che, per competenza di status, il ruolo delle Regioni debba essere rilevante nel disciplinare il modo di organizzare i servizi sociosanitari e socioassistenziali, parte delle competenze e la loro organizzazione, ricade a carico dei Comuni. Succede in tutta Italia, dove uno strano e perverso federalismo sanitario, danneggia il cittadino, parcellizzandosi non solo a livello regionale ma anche comunale. Il ruolo dei Comuni appare ancora più importante nel caso in cui ci sia la totale inerzia delle Regioni, liquidando i cittadini nel bisogno con la solita frase “il bilancio non riesce a sostenere queste spese”.

Molti cittadini Umbri, con disagi sociali dovuti alla disabilità, sono stati costretti a intraprendere un percorso di sensibilizzazione presso le amministrazioni locali. In questi ultimi tempi sono stati supportati dal fondamentale appoggio del Movimento Cinque Stelle (alleghiamo il testo di proposta fatta dal M5S al presidente della IV Commissione e al C. C. perugino, che è sovrapponibile all’O.d.G. degli stessi, clicca qui). Le amministrazione dei Comuni, fino ad ora, sembra abbiano recepito in modo acritico le scelte di interventi socioassistenziali intraprese dalla varie giunte che si sono susseguite dall’inizio del 2000 e che, in molti casi, sono state pesantemente lesive dei diritti dei cittadini. Il primo diritto leso è la libertà di scelta fra le varie opzioni e strumenti di assistenza domiciliare, diretta o indiretta, che hanno lo scopo di supportare i disabili gravi e i loro famigliari. A partire dalla metà degli anni 2000, è stato in molti casi sostenuto e incrementato un modello di intervento che favorisce l’istituzionalizzazione delle persone non più autosufficienti e non la loro permanenza tra le mura domestiche, supportando le famiglie. Si violano così, principi cardine del nostro ordinamento che si radicano nella storia delle nostre istituzioni democratiche.

C’è un paradosso enorme da evidenziare. Prendiamo per l’appunto e ad esempio Perugia. Perugia fu la prima città in Italia, nel lontano 1965, a sperimentare la deistituzionalizzazione dei disabili psichici … anticipando così di ben 15 anni, la più nota legge Basaglia. A partire da allora, le amministrazioni che si sono succedute sembrano aver vissuto di rendita, tirando il freno sull’assistenza domiciliare, e riportando indietro le lancette del tempo di 30 anni. Tutto ciò è sconfortante vista la straordinaria produzione di buone leggi nella nostra Nazione, come la Legge Quadro 104/92 dove nell’art 5 e integrata e modificata dalle leggi n. 162/1998 e n. 328/2000 si prefigge l’obiettivo di garantire alla persona svantaggiata ed alla sua famiglia un adeguato sostegno psicologico e psicopedagogico, servizi di aiuto personale o familiare, strumenti e sussidi tecnici, e, nei casi strettamente necessari e per il periodo indispensabile, interventi economici integrativi per il raggiungimento degli obiettivi. Molte volte disatteso anche l’art. 39, comma 2, lettera l-bis e l-ter, nel delineare i compiti delle Regioni, che prevede, tra l’altro, che queste ultime possano adottare misure aggiuntive di assistenza domiciliare e di aiuto personale nonché il rimborso parziale delle spese documentate di assistenza, se effettuate all’interno di programmi previamente concordati. Per non parlare dell’art. 40 o del 27; e ancora del 14 e del 16 della Legge 328/2000, molte volte elusi dalle amministrazioni imputate e citate nell’ordine del giorno stilato dal Consiglio Comunale Perugino.

Citato nello stesso documento dalla Commissione e dal C.C. c’è anche una pesante sottolineatura che descrive l’operato dell’amministrazione a favore dell’istituzionalizzazione delle persone non autosufficienti. Viene detto […] la Regione Umbria introdusse l’assegno di cura per anziani non autosufficienti, ma nel 2006, dopo il blocco della lista d’attesa, fu previsto un piano per aumentare i posti in convenzione nelle Residenze Sanitarie Assistenziali: da 1400-1500 si è arrivati a 2400 posti; analogamente a quanto accade in Sicilia dove, tuttavia, i residenti sono circa il quadruplo rispetto all’Umbria (vedi qui). Questo ha condizionato non poco le scelte di molte famiglie, tanto più che la cronaca ci consegna fatti dove sono state rilevate lacune sui controlli delle strutture, che ricadono, in ultima istanza sulla buona volontà delle forze dell’ordine. (vedi questi link qui o qui). A questo riguardo sono citate dall’O.d.G. come disattese anche L’Art. 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata con legge dallo Stato italiano, con Legge n.18/ 2009, e la Legge n.67/2006.

Sono state evidenziate e considerate altre importanti situazioni nel testo, come il fatto che non finanziare l’assistenza domiciliare indiretta (assegni di cura, contributi badante) conferendo risorse direttamente alle famiglie, avrebbe portato al risultato di favorire l’uscita del malato (soprattutto quello indigente) dalla propria famiglia ed il ricovero nelle RSA, residenze protette o case famiglia, è che tale uscita potrebbe essere ulteriormente accentuata dalla revisione dei parametri ISEE. Così pure l’importanza di riconoscere il ruolo sociale del Caregiver familiare nelle attività di assistenza prestate gratuitamente a persone non autosufficienti, che equivale ad applicare il principio costituzionale dell’inviolabilità dei diritti (Art.2) e della rimozione degli ostacoli alla effettiva uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (Art.3).

Sempre nell’O.d.G. è stato evidenziato che anche quest’anno ai cittadini Umbri non autosufficienti ed ai loro congiunti è stato erogato un assegno di sollievo previsto dalla delibera della Giunta regionale 1708/2009 “fino a” 50 euro al mese per coprire i costi dell’assistenza a domicilio per: pagare utenze delle macchine che tengono in vita i loro cari, coprire i compensi di badanti che si alternano nelle 24 ore, acquistare farmaci non dispensati dal SSN, ecc. e che l’assistenza domiciliare erogata dal Comune varia da un minimo di 2 ore con un costo orario che parte da €16 (per l’igiene della casa ) sino ad arrivare a € 25 euro (se oltre all’igiene della casa il disabile viene aiutato nelle attività quotidiane). E che, pertanto, i costi sostenuti dall’Amministrazione per ciascun cittadino non autosufficiente variano da € 64 a €1600 al mese; mentre nelle Residenze Sanitarie Assistenziali, i costi vanno da un minimo di € 3.000 al mese a un massimo che può arrivare anche sino a € 8.000 a ospite.

Dopo un così poco edificante riepilogo delle lacune del Comune, la IV Commissione e il Consiglio Comunale ha concluso con una proposizione di impegno indirizzata Sindaco e alla Giunta, perché valutino idonei strumenti programmatici finalizzati al sostegno alla domiciliarità, […] a favore delle famiglie ove siano presenti situazioni di gravi disabilità […] a monitorare i risultati della presa in carico che prevedano forme di erogazione diretta alle famiglie; di un assegno di cura, senza obbligo di assumere un assistente qualora in famiglia sia presente un Caregiver […] forme di erogazione diretta alle famiglie di un contributo badante per coprire i costi di un assistente domiciliare scelto liberamente, in mancanza di Caregiver e/o in affiancamento dello stesso. A dare piena attuazione alla Convenzione ONU e […] a sostenere attivamente il progetto sperimentale per la destinazione del 20% del fondo della Regione Umbria sulla non autosufficienza a progetti individuati per favorire la vita indipendente e la libertà di scelta. Ad assicurare e garantire la reale, concreta e diretta partecipazione dei disabili e dei loro familiari […] Alla incentivazione di figure professionali innovative […] che garantiscano i servizi direttamente commissionati e finanziati dalle famiglie tramite “l’assegno di cura” o il “contributo badante” che possa essere valutato e monitorato dall’ente pubblico. E ancora il riconoscimento e valorizzazione della figura del Caregiver familiare come componente informale della rete di assistenza alla persona e risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari;

Affinché l’ordine dei giorno, approvato all’unanimità, non rimanga lettera morta i cittadini attendono a breve la delibera che la Giunta, che dovrebbe predisporre tutti gli strumenti idonei, tra i quali l’assegno di cura al caregiver per coprire l’impegno di cura dei famigliari e in alternativa l’assegno badante il quale in alcuni casi come avviene già in molti comuni e regioni Italiane deve coprire l’intero costo contrattuale lordo.

I cittadini, che ci hanno sottoposto il caso circostanziandolo, ci riferiscono di non essere più disposti ad accettare il noioso mantra del “non ci sono i soldi”. I cittadini Perugini sanno benissimo che questi ci sono e dove sono, fondi politiche sociali, fondi non autosufficienti, fondi sanitari e fondi comunitari, inoltre tutti saranno ben felici di premiare quell’amministrazione che spontaneamente decida di aggiungere risorse proprie diverse da quelle precostituite. In ogni caso, tutti loro non hanno intenzione di scoraggiarsi, ben sapendo di avere a disposizione strumenti legali di tutela che consentono loro, in ultima istanza, anche il ristoro dei danni eventualmente subiti, come è successo per la recente azione collettiva del ricorso contro il Nuovo ISEE.

Fondamentale, per questa azione che ci fa già gridare alla vittoria, è stata la collaborazione fra i consiglieri del m5s Cristina Rosetti, Stefano Giaffreda e Michele Pietrelli nonché degli attivisti locali Laura Alunni e Maria Gabriella Brunori, e un nutrito elenco di associazioni indipendenti, tutti soggetti che hanno recepito le istanze che emergono in modo sempre più marcato dalla società civile, molte volte ignorate dal palazzo e spesso vilipese. Tutte queste figure, per ben 10 volte sono state costrette ad andare in commissione per esporre le necessità e le richieste, fino ad ora i governi comunali e della regione hanno molto spesso ignorato le loro istanze, tanto da far pensare a conflitti di interessi interni a specifici gruppi di potere anche istituzionali.

Il nostro augurio è che, come per altre vicende, anche questa sia un’apri strada per altre situazioni virtuose simili.

fonte: http://www.disabiliabili.net/diritti-e-leggi/215-aggiornamenti/34184-urgente-assistenza-indiretta-perugia-sfida-la-regione-umbria

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