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Perché sull’Isee non sono d’accordo e dov’è la fregatura? Parte terza

Trasporto disabili

Il diritto al trasporto è un diritto individuale inalienabile di cittadinanza di tutti gli Italiani. Questo diritto sarà assente per le persone con disabilità su questo nuovo ISEE. Qualcuno di voi si chiederà “ma che diammine centra il diritto alla mobilità con il nuovo ISEE?”.

I comuni hanno il dovere di garantire la mobilità di tutti i cittadini abili e disabili.

Per i cittadini abili possono fruire di questo diritto con i mezzi pubblici come gli autobus, i tram, le metropolitane, i taxi.

Per i cittadini disabili la questione è più complicata. In Italia la stragrande maggioranza dei mezzi pubblici non accessibile ai cittadini disabili. Qualora fossero tutti accessibili, in un Italia immaginaria che oggi non esiste, i cittadini disabili avrebbero comunque dei problemi. Difatti noi essendo più cagionevoli di salute a causa della situazione fisica precaria, in alcuni casi spostarsi da un posto all’altro della città con i mezzi pubblici potrebbe essere dannoso. Aspettare molti minuti, per esempio 20 minuti o più, un autobus anche se attrezzato, per chi è seduto tutto il giorno su una carrozzina con le temperature rigide o con il sole cuocente, o sotto la pioggia, o la neve, di certo non è una passeggiata di salute.  Poi ci sono alcune persone disabili che non possono andare in giro sui mezzi pubblici perché non sanno riconoscere la fermata dove scendere per arrivare a destinazione. Per questo i comuni hanno l’obbligo di allestire dei servizi idonei per le persone con disabilità che li passano a prendere a casa e li portano a destinazione e viceversa. Questi pulmini sono raramente di proprietà del comune stesso o molto più probabilmente di ONLUS private che si fa pagare una cifra significativa a tratta. Giusto per rendere un idea a Milano per il sottoscritto spostarsi da casa propria per andare al lavoro e ritorno il costo giornaliero è di € 28 IVA esclusa al 4%. 

Come già detto precedentemente il nuovo ISEE è scellerato infatti prevede che tutti redditi IRPEF, il deposito bancario, la proprietà eventuale della casa, la pensione d’Invalidità e l’indennità di accompagnamento (leggi qui), tutti i contributi elargiti da un ente locale (leggi qui) vengano sommati nell’indicatore.  A questo indicatore viene sommato anche il contributo che il comune eroga per la mobilità. Ma in questo caso non è assolutamente possibile in alcun modo stornare attraverso delle franchigie o delle rendicontazioni il suddetto contributo. Va tutto per intero a sommarsi nell’ISEE.

Nell’ISEE attualmente in vigore vengono tenuti in considerazione i redditi IRPEF, il deposito bancario, la proprietà eventuale della casa. Non vengono tenuti in considerazione la pensione d’invalidità e l’indennità di accompagnamento (come potete leggere qui), i contributi elargiti per l’assistenza domiciliare indiretta (come potete leggere qui) e neanche i vari contributi per la mobilità.

Il diritto alla mobilità deve essere garantito a tutti i cittadini e non deve ricadere sulla famiglia. Ripeto un concetto già espresso in articolo precedente, il nuovo ISEE non prevede il computo personale ma solo familiare.

Quindi il per recarsi al lavoro, a fare le fisioterapie o altri tipi di cure e a scuola se non verranno inserite delle franchigie o un modo per rendicontare la spesa sostenuta, ricadrà sulla famiglia. Quest’ultima potrebbe decidere di rinunciare ad un servizio come l’assistenza domiciliare indiretta (o al trasporto disabili) per non vedere crescere in modo vertiginoso l’indicatore ISEE. Anche in questo caso lo Stato, con questa norma vessatoria, accrescerebbe il senso di abbandono da parte dei cittadini disabili

Il diritto alla mobilità è sancito dall’articolo 20 della Convenzione ONU sulle persone con disabilità rimane carta straccia. Il testo dice testualmente:

“Gli Stati Parti adottano misure efficaci a garantire alle persone con disabilità la mobilità personale con la maggiore autonomia possibile, provvedendo in particolare a:

(a)   facilitare la mobilità personale delle persone con disabilità nei modi e nei tempi da loro scelti ed a costi accessibili;”

Quindi o ci sarà un papà o una mamma che con la propria macchina accompagnino il proprio caro a scuola, a fare la terapia, dal medico oppure, se per caso non si ha la patente, non esci di casa. E se vengono a mancare i genitori o non possono guidare per qualsiasi motivo o la famiglia non può permettersi una macchina allestita? Non si esce di casa e si diventa un peso per la società perché, non curandosi tramite le fisioterapie si aggraverebbe la propria situazione, oppure visto che non si può andare a scuola (o al lavoro) la persona disabile sarebbe di maggior peso per la società con maggiori costi.  Questa è l’inclusione sociale che vuole dare questa Nazione alle persone con disabilità.

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