Crea sito

ATM: Muoversi a Milano, testimonianza di Riccardo Baldinotti una persona in carrozzina

ATM: Muoversi a Milano, testimonianza di Riccardo Baldinotti una persona in carrozzina

Oggi ricevo e pubblico senza variare di una virgola il racconto dell'0amico Riccardo Baldinotti che spiega le sue vicissitudini nel muoversi a Milano con i mezzi pubblici. Ecco il suo racconto:
 

Ecco i miei movimenti.
 
Per salire sui treni è necessario superare il dislivello in quanto il treno è più alto della banchina; un po' meno sulla linea gialla, molto sulla verde, particolarmente in stazioni come Loreto o Centrale. La mattina, spesso viene con me mia moglie, in tutti gli altri casi aspetto: a volte il conducente scende per aiutarmi, di solito qualche passeggero mi chiede se serve una mano. Ho fatto amicizia con persone trovate spesso. Qualche persona si presta ma non sa come fare e interviene qualcun altro in soccorso. Io non chiedo aiuto, non per orgoglio o altre manie personali, ma perché non voglio mettere in difficoltà chi potrebbe avere i suoi problemi.
Per scendere dal treno è sufficiente che qualcuno tenga dietro lo schienale mentre arretro. È una manovra semplice e non faticosa per cui chiedo, per esempio: “Scusate, qualcuno scende a Centrale?” e trovo sempre aiuto.
Per scendere a Repubblica, dato che il gradino è piccolo, basta tenermi una mano contro il petto “per la fifa”. Qualcuno, avendolo visto fare in occasioni precedenti, è venuto spontaneamente in aiuto.
L'unica stazione in cui ho trovato il treno a livello è Sondrio e lì  qualche volta riesco a salire senza aiuto.

Mi domando cosa succederebbe se  a usare la metropolitana ci fosse un centinaio o più di persone in carrozzina. Certo i problemi aumenterebbero anche perché non potrebbero tutti mettersi in testa al treno per farsi vedere. E i conducenti a scendere più volte, e tutti i passeggeri mobilitati, e la carrozza intasata!
A proposito di testa: alcuni conducenti dicono che nelle nuove carrozze gli specchietti retrovisori non lasciano vedere la prima porta. Inoltre lo spazio per una carrozzina si trova in corrispondenza del secondo ingresso; ma uno come fa a sapere che tipo di treno sta arrivando?

Non ho fatto molte polemiche, tranne in casi particolari. Diversi anni fa a Sondrio trovai l'ascensore fuori servizio perché era guasta la serranda esterna. Allora non mi spostavo abitualmente coi mezzi. Mi sembrò assurdo che un ascensore fosse stato fermo un mese, così mi dissero, e affermai che non mi sarei mosso di lì finché non l'avessero riparato (ero più giovane…) ma le mie velleità contestatrici erano scarse già allora e me ne andai dopo un certo tempo. L'episodio mi fece dire: "Non è che, prima di andare a comprare il pane, telefono al negoziante per sapere se è riuscito ad aprire la serranda, altrimenti aspetto un mese". 
Se ci sono problemi di solito scrivo ai giornali. Così ho fatto quando i guasti si ripetevano o non si riparavano in tempi brevi. L'ho fatto per i treni, per i pullman, per l'ascensore di casa mia.
Molto tempo fa la linea 3 fu dotata di carrozze con un blocco per le carrozzine, ma io non lo potevo usare: uscivano dei rebbi che bloccavano i raggi delle ruote posteriori. Nessuno aveva pensato a quasi tutte le carrozzine elettriche e molte manuali che non hanno raggi! Per questo mi sentii dire da un conducente che non potevo salire (grrr!). Quella volta ero intenzionato a fare causa a qualcuno, magari anche all'associazione paraplegici che aveva collaborato alla scelta!

Se un ascensore a Famagosta è guasto vado a Romolo e uso i montascale. Qualche volta ho bisogno di aiuto per mettere la mano sul pulsante. Un altro montascale che ho usato spesso è quello di Piola per uscire: lunghissimo, ma l'ho trovato più affidabile di quelli a Gioia. Ho usato diversi dispositivi; i vecchi hanno problemi per cui talvolta si piantano e, se sto chiamandoli dall'alto, c'è il rischio che commutino la salita in discesa e a quel punto solo l'addetto può intervenire; alle volte quando arrivano in basso la barra di sicurezza non si alza del tutto e il ribaltino, ad essa solidale, non si abbassa e quindi bisogna farsela alzare a mano. I nuovi hanno la pedana alta e il ribaltino per salire è molto inclinato: sono un fifone in salita e mi dà fastidio il sobbalzo alla discesa; inoltre il pulsante di movimento è duro anche a detta della gente sana che mi ha aiutato.

Alcuni ascensori hanno la pulsantiera troppo alta, per esempio a Duomo sulla linea rossa o dentro gli ascensori di Maciachini e Zara.
In molti ascensori della linea gialla il pulsante è piatto e liscio mentre dovrebbe essere concavo e ruvido. Io per esempio uso quasi sempre una bacchetta per premerli e mi scivola. Inoltre hanno uno scatto debole con scarso rientro, per cui il controllo mi risulta difficile. Anche il pulsante esterno a Famagosta è liscio e inoltre è in un angolo per cui devo studiare bene l'angolo di pressione.

L'uso della metropolitana mi ha dato un'enorme autonomia che non potevo avere usando i pulmini attrezzati: arrivo prima, posso decidere di uscire più tardi se il lavoro mi trattiene, spendo decisamente meno (perché pago l'abbonamento annuale), posso uscire prima e andare a fare commissioni a piacere.

Ecco i principali punti dell'argomento "metropolitana". Prossimamente gli autobus.

 

Comments are closed.