INSEGNANTI DI SOSTEGNO SEMPRE PIU’ PRECARI: CHE NE E’ DELLA CONTINUITA’ DIDATTICA?

Spesso i genitori denunciano il continuo cambio dei docenti di sostegno, che rende difficile l’intero progetto di integrazione. La situazione non sembra destinata a migliorare, anzi

 

A Milano come a Palermo, a Roma come a Venezia, il problema della precarietà dei docenti di sostegno è stato sollevato più volte dagli stessi insegnanti e dalle famiglie e associazioni coinvolte. Esso, purtroppo, comporta delle ricadute importantisia sulla qualità dell’istruzione nel suo insieme che nello specifico delle situazioni educative e didattiche. 

 

La continuità didattica, infatti, consente di progettare azioni educative sul lungo periodo, di ottimizzare le sinergie con i progetti attivati sul territorio e di stilare, infine, un modello progettuale di Piano Educativo Individualizzato in direzione di un progetto di vita che valorizzi le potenzialità degli allievi disabili al loro massimo grado. In secondo luogo, la possibilità di permanere in un contesto lavorativo, occupandosi per diversi anni del progetto di integrazione delle specificità dei singoli allievi, consente agli insegnanti non solo di approfondire le proprie conoscenze legate ai singoli aspetti delle particolari disabilità, ma anche di svolgere il proprio lavoro con motivazione e crescente competenza.

Tutto questo, però, è reso impossibile dalla scelta di politica scolastica, ormai consolidata negli anni, di mantenere molto alta la percentuale dei docenti di sostegno assunti a tempo determinato. Attualmente essa dovrebbe interessare circa il 30% dei docenti ma, anche in conseguenza delle recenti sentenze dei TAR, che hanno riaffermato il diritto delle ore di sostegno in deroga per le situazioni di disabilità gravi, tale percentuale è addirittura aumentata, superando la soglia del 40% e superando in alcuni casi il 45%. 

 

Quasi un insegnante di sostegno su due, dunque, è precario. É questo il dato allarmante che emerge dalReport dell’Istat sull’integrazione degli alunni con disabilità nell’anno scolastico 2011-12, pubblicato a fine Gennaio. Dall’indagine risulta che il numero di studenti disabili per insegnante di sostegno non basta per realizzare il progetto individuale dello studente. Occorre continuità nel rapporto tra docente e discente, sia nel corso dell’anno, sia per l’interno ciclo scolastico. Nella realtà, invece, il 41,7% degli alunni della Scuola Primaria e il 39,3% della Scuola Secondaria inferiore cambia docente di sostegno rispetto all’anno scolastico precedente. Molti alunni, inoltre, cambiano insegnate più volte nel corso dello stesso anno scolastico.

 

La situazione, purtroppo, sembra essere destinata addirittura a peggiorare. Se infatti facciamo riferimento alle previsioni di stabilizzazione dei docenti di sostegno per i prossimi anni, sulla base dei posti previsti dal recente concorso a cattedra, emerge un dato piuttosto allarmante. Per darne un’dea prendiamo l’esempio della Scuola Primaria. Il bando di concorso prevede l’assegnazione di metà delle cattedre per i prossimi due anni, mentre il restante 50% sarà riservato alle vigenti Graduatorie Provinciali ad Esaurimento. Ebbene, i posti di sostegno previsti per la Scuola Primaria per i prossimi due anni sull’intero territorio nazionale sarebbero in tutto circa 600. Questo dato, calato nella realtà territoriale, corrisponderebbe a 1-2, massimo 3 posti all’anno per provincia. Poche, pochissime briciole. Se questo dato viene incrociato con le uscite dovute a pensionamenti, mobilità e transito su posto comune, ne deriva che la percentuale di docenti di sostegno precari, già adesso altissima, subirà un’ulteriore e significativa impennata. 

L’integrazione si sta sgretolando?

 

 

 

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