Vogliamo la Vita Indipendente fuori dalla logica dei servizi

Vogliamo la Vita Indipendente fuori dalla logica dei servizi

La Regione Umbria dopo immani ritardi con il resto delle regioni italiane tenta di adeguarsi a quanto dispone la legge nazionale 162 del 1998 . La legge 162 prevede la possibilità per le autonomie locali di finanziare piani personalizzati con i quali coprire l’assistenza di una persona non autosufficinte anche nell’arco delle 24 . Ovviamente l’unico modo per organizzare tali coperture è attribuire , al disabile o al suo family caregiver , una somma di denaro da rendicontare con la quale pagare uno o più assistenti . E’ impossibile , pena il collasso delle finanze locali , offrire copertura assistenziale domiciliare h 24 con il sistema delle cooperative sociosanitarie , ci vorrebbero 500 o 600 euro al giorno , con i progetti finanziabili in forma indiretta con poche decine di euro al giorno si può incentivare l’assunzione di una persona di fiducia , scelta e formata dal disabile secondo le sue esigenze o quelle dei componenti del nucleo dove il disabile medesimo vive .
Il modello che si vorrebbe far partire in Umbria fa tutto tranne che attribuire autonomia e risorse adeguate per attuare i principi posti da leggi consolidate . Si attribuisce un assegno che al momento può arrivare fino a massimo 1000 euro al mese , le trafile sono lunghe e tortuose , si parla di appena 120 progetti da finanziare , una sorta di lotteria per pochi .Il finanziamento complessivo non dovrebbe superare i 2 milioni e mezzo quando complessivamente in tutta l’Umbria sono decine i milioni di euro destinati ai servizi erogati da coop , ma con quali vantaggi per i cittadini ?
Ci sono persone che possono ricevere una copertura assistenziale h 24 con la logica dei servizi domiciliari gestiti da intermediari ?
La persona o le persone che devono assistere il disabile in tutte le esigenze della vita quotidiana , non solo quindi la mera assistenza domiciliare , sono scelte e assunte liberamente secondo gli orari e le necessità di studio , lavoro e vita sociale di colui che devono accudire ?
Il lavoratore di una cooperativa quanta autonomia possiede in un sistema dove si devono svolgere dei compiti calati dall’alto , può rifiutare di svolgere determinati servizi presso una persona con quale non riesce a costruire un rapporto empatico e collaborativo ?
Nelle linee guida messe a punto dalla Regione emerge continuamente il riferimento a servizi erogati dal III settore .
Un sistema antitetico ai principi base delle stessa Vita Indipendente , si fa riferimento a periodi di prova di 6 mesi in case famiglia e gruppi appartamento guarda caso coperti in parte dallo stesso assegno per la vita indipendente , si fa riferimento a servizi aggiuntivi anche perchè l’importo dell’assegno non riuscirebbe a coprire tutte le esigenze di chi vuole vivere da solo a casa propria pagando un affitto e affrontando tutte le necessità delle vita quotidiana ,
E’ Chiaro ! Nemmeno un centesimo deve essere sottratto direttamente o indirettamente al sistema dei servizi in appalto .Quindi non basta scrivere su un pezzo di carta , delibera , legge o linee guida che siano che c’è libertà di assumere chi si vuole ,
Per funzionare la vita indipendente deve muoversi assolutamente fuori dalla logica dei servizi ..
Altrettanto inaccettabile è la previsione di una funzione come quella del consulente alla pari ,professione inesistente e sconosciuta nel resto del paese , Il cui ruolo appare ,in presenza di disabilità cognitive, pressochè improponibile . Per chi svolgere questa funzione sono previsti compensi per 120.000 euro .Da oltre 20 anni le altre regioni finanziano la vita indipendente senza ricorrere a soggetti esterni alle commissioni di asl e comune come in nessuna regione sono previste le agenzie per la vita indipendente organismi che per funzionare richiederebbero centinaia di migliaia di euro .
Non possiamo nemmeno accettare il divito che vuole imporre la regione per l’assunzione di un familiare come assistente .
Il familiare che riceve assistenza dal coniuge, parente od affine può decidere di assumerlo a tutti gli effetti, pagandogli un regolare stipendio e versandogli i contributi.
Tale possibilità è prevista nella legge del 31 dicembre 1971, n. 1403 (nonché circ. Inps n°1255 del 1972). Devono essere le commissione miste del comune e della asl insieme al disabile e ai familiari quale possa essere la scelta più opportuna .