Regione Lombardia: Enti gestori nel “Patto della Salute” verso lunga mano verso la Vita Indipendente?

Regione Lombardia: Enti gestori nel “Patto della Salute” verso lunga mano verso la Vita Indipendente?

Comunicato Stampa del Comitato Lombardo per la Vita Indipendente delle persone disabili

di Ida Sala

Pochi sanno che, per effetto di recenti atti regionali, entro fine anno ci saranno, in regione Lombardia, pesanti novità nella gestione delle malattie croniche, che le persone interessate non tarderanno a sentire.

Le persone con disabilità fisiche, sensoriali, psichiche o intellettive, devono cominciare a farsi qualche domanda perché, con il nuovo sistema, si cominciano a intravedere ulteriori nuove limitazioni e discriminazioni nella vita quotidiana.

Per esempio come funzionerà il sistema nel caso di persone con disabilità che vogliono fare vita indipendente?
Per addentrarmi nel tema metterò tra virgolette la parola “paziente”, perché chi vuole fare vita indipendente, pur avendo necessariamente una malattia cronica, si rivolge alle istituzioni pubbliche per vivere una vita normale, non condizionata da chi si ostina a volerlo/a considerare malato/a.

Tanto per cominciare sembra che, nella prescrizione di visite, esami e terapie, bisognerà rivolgersi a un ente gestore “di propria scelta”, nella lista di quelli accreditati dalla Regione, per tutto quello che riguarda la propria cronicità, non più al proprio medico di famiglia .Con questo “ente gestore” il “paziente” dovrà sottoscrivere un Patto di Cura.

L’ente riceverà dalla Regione un budget economico per ogni “paziente” che si prenderà in carico, in base a un Piano Assistenziale Individuale (PAI).

Ma chi dovrà articolare il Piano Assistenziale Individuale potrà o vorrà inglobare ciò che di buono è stato ottenuto in precedenza, per esempio dal proprio Comune o dal proprio distretto e/o dalla propria AST, o contribuirà soltanto a portare un terremoto nella vita del “paziente” (in questo caso le virgolette sono davvero molto opportune!)?

Oggi ci sono persone con gravissime patologie, nonostante le quali riescono a vivere una vita indipendente sotto lo sguardo attento del loro medico di fiducia. Secondo quali elementi la Regione ha deciso che il medico di famiglia, proprio quello che conosce il paziente, non è più adatto a curare i cronici? Non bastava dargli più supporto? Tutti sanno che la fiducia nel proprio terapeuta pone le basi per il successo di qualsiasi cura. Le persone con malattie croniche imparano anche a gestire in modo autonomo il proprio lato patologico con l’aiuto di un terapeuta di fiducia. Non sono certo nuovi esami e nuove prestazioni, che anzi genereranno ansie e paure, e di conseguenza la necessità di ricorrere a nuovi controlli, a razionalizzare il sistema salute! Non è una questione da poco se pensiamo che le malattie croniche coprono quasi il 70% della spesa sanitaria.

Tra di esse circa il 4% determina la non autosufficienza. Sempre più persone tra di loro vogliono vivere dove e con chi gli pare, nella loro casa, nel loro territorio, in condizioni di uguaglianza con tutti gli altri cittadini. Con gli stessi diritti, insomma, grazie a supporti adeguati di cui certo non fanno parte un eccesso di burocrazia e di scomodità in più.

Ma con i nuovi intenti regionali c’è anche il rischio di ospedalizzare ancora di più il sistema sanitario lombardo. Per esempio: se un cittadino, per continuare a vivere la sua normalità, volesse continuare a retribuire, con i contributi ricevuti dal proprio Comune e/o del proprio distretto e/o della propria AST, i propri assistenti personali, che ha precedentemente addestrato e che soddisfano le sue necessità, potrà continuare a farlo? E se volesse rivolgersi alle strutture pubbliche a cui si è rivolto fino ad ora potrà continuare a farlo? O sarà costretto a prendere o lasciare quello che l’ente gestore gli propinerà?

Se la struttura pubblica a cui si rivolge, magari perché si trova nel suo territorio di appartenenza, dovesse chiudere o dismettere parte delle sue prestazioni per la concorrenza di nuovi gestori privati, chi risarcirà i danni di un cittadino che dovrà necessariamente allontanarsi dal suo territorio, magari pagando un’ambulanza o un taxi, per raggiungere l’ente privato più vicino o più adatto?

Con quale criterio il cittadino può decidere a quale struttura o ente gestore rivolgersi?

Chi garantisce nel tempo il corretto aggiornamento e svolgimento del Piano Assistenziale quando il “paziente” peggiora? Come fa un “paziente”, nel momento che ha un nuovo disturbo, a sapere se si deve rivolgere al proprio medico di famiglia, o se deve andare dall’ente gestore che ha scelto per la sua cronicità?

A noi persone con disabilità non è mai piaciuta la riforma socio sanitaria lombarda che troppo concede alle strutture residenziali e nulla prevede per la vita indipendente delle persone, ma perché, senza neppure tentare di attuarla, la Regione oggi vuole “consentire agli enti gestori di subappaltare prestazioni fino al 10% (e anche oltre) ad altri enti che non sono ancora stati inseriti a contratto nell’attuale sistema pubblico?”(Citando il consigliere regionale Borghetti).

Forse tanta fretta (vogliono approvare queste nuove misure entro la fine dell’anno) è dovuta alla necessità di spartirsi la torta prima che le elezioni del prossimo anno non ne lascino più neanche un pezzetto?

Perché invece di lasciare che sprechino i soldi in questi odiosi meccanismi, gentilissimi consiglieri regionali, non cominciate a discutere le proposte di legge depositate da ormai… Anni in consiglio regionale?