Comune di Milano per i pluriminorati indigenti devono compartecipare alla spesa

Comune di Milano per i pluriminorati indigenti devono compartecipare alla spesa

Di Chiara Biemme

Il Comune di Milano ha deciso, con la legge 3230, di buttar fuori dai CDD Milanesi tutti i pluriminorati indigenti mettendo come limite alla compartecipazione l’ISEE = 0 (zero).
Ora vi spiego con un esempio terra terra cosa succederà.
Persona con disabilità A e persona con disabilità B:
“A” è figlio di una coppia che lavora, abita in una casa di proprietà, ha un piccolo appartamento in affitto al mare ed uno in montagna, due macchine ed alcuni risparmi investiti. Il Comune di Milano considera solo il suo isee socio-saniario che tra detrazioni e deduzioni fatte attraverso 730 risulta pari a zero.
“B” è una persona pluriminorata gravissima, ha solo la madre che non lavora, nessun reddito entra nel nucleo familiare. Vive in affitto in una casa popolare e la famiglia non è in grado di mantenere nemmeno una macchina. Senza reddito non fa il 730 e quindi non sono previste deduzioni ne detrazioni anche se quello che entra non riesce a coprire nemmeno la metà delle esigenze di B. Nessun deposito o risparmio sul c/c- spesso in rosso ma la giacenza media registra il passaggio delle indennità due volte. Tra indennità e giacenza media l’isee di B è di 6000 euro, quindi dovrà COMPARECIPARE. Poiché non è in grado B sarà espulso dai CDD.
Questa è l’equità del Comune di Milano.

Questo è il gravissimo danno che un Governo che ha deciso di NON rispettare le sentenze fa ai suoi cittadini più fragili.

fonte: https://www.facebook.com/groups/STOPALNUOVOisee/permalink/1134760789869671/

Di Claudio Cardinale

Per far comprendere meglio il post di Chiara Biemme, ribadiamo un concetto i disabili che non rientrano nella soglia d’accesso appena stabilita dal Comune di Milano, sono costretti a compartecipare alla spesa della mensa che sono € 2,60 per il pasto. Ci sono famiglie che sono costretti ad andare a mangiare alla Caritas ma si trovano costrette a compartecipare alla spesa anche se solo di € 2 ,60. Rendiamoci conto che chi va a mangiare alla Caritas magari non può pagare neanche i € 2,60 per cui sono veramente a rischio di essere “buttati fuori dai CDD Milanesi”.

Il Governo

Il Governo non rispetta la legge.

Il TAR del Lazio ha dato ragione alle persone con disabilità e alle loro famiglie sull’Isee, ritenendo che l’indennità di accompagnamento e la pensione d’invalidità non devono essere computate nel conteggio dell’Isee. Ma non solo queste, ma anche altri emolumenti o erogazioni a titolo risarcitorio.

Il Governo ha ignorato queste tre sentenze e ne ha chiesto la sospensiva al Consiglio di Stato, il quale però  ha negato la sospensiva dando ragione al TAR. Il Consiglio di Stato ha anche detto che il Governo deve ottemperare a tali sentenze, ma non lo ha fatto. L’arroganza e la strafottenza del Governo rispetto alle sentenze del TAR del Lazio provoca che l’applicazione dell’Isee nella sua nuova formula, questo è iniquo!

Il comune di Milano, nonostante sia stato informato da questo blog (disabili allo scoperto) presso l’assessore Majorino, non ha tarato le soglie ‘accesso ai servizi in modo da favorire anche i pluriminotari. Per cui non solo il Governo non rispetta un alto organo dello Stato come il TAR del Lazio e il Consiglio di Stato, rendendosi inadempiente, ma gli stessi enti locali (comune di Milano) non li rispettano, non sono equi nello stabilire le soglie d’accesso, aggravando ancora di più la situazione.

La nostra Costituzione recita

“Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8,19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

“Articolo 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” 

Isee socio sanitario

L’isee socio sanitario è il calcolo ristretto della persona con disabilità. Ipotizziamo che questa persona disabile abbia una famiglia benestante, si potranno dedurre le spese assistenziali e sanitarie e l’Isee sarà pari a 0 (zero)

Se non si può fare il 730 (esempio famiglia povera) queste deduzioni non le puoi fare e quindi tutte le somme percepite per la disabilità (indennità d lavoro, pensione e accompagno) verranno calcolate nell’Isee come somme disponibili, quindi come ricchezza

L’unica maniera per dedurre le spese sostenute: attraverso il 730 non esiste altro modo. Quindi se non fai il 730 perché non hai alcun reddito o patrimonio, tutto ciò che è dato per la disabilità risulta reddito. Inoltre vengono considerate nella giacenza media del c/c anche i contributi per l’inclusione sociale (assistenza indiretta, il sussidio ecc).

Vediamo tre esempi di persone che vivono sole (ma potremo farne altri esempi, tutti discriminanti rispetto questi articoli Costituzionali e rispetto alle sentenze del Tar) che fanno un Isee socio sanitario ma senza la possibilità di fare il 730. Negli esempi sottostanti non ho messo la possibilità di decurtare l’affitto dal Isee.

Non autosufficienza

Per chi non è autosufficiente i calcoli sono presto fatti.

Sommando l’indennità di accompagnamento con la pensione d’invalidità si ottiene € 9777,11 ovvero la somma di € 512 x 12 (indennità di accompagnamento = + € 279,47  x 13 mensilità (pensione d’invalidità). La franchigia per la non autosufficienza € 7.000 con Irpef a 0 (zero) il nuovo indicatore darà una cifra di ben diversa ovvero € 2777,11.

Non vedenti

Per chi non è non vedente ecco i calcoli.

Sommando l’indennità di accompagnamento con la pensione d’invalidità si ottiene € 14201,51 ovvero la somma di € 880,70  x 12 (indennità di accompagnamento= + € 279,47  x 13 mensilità (pensione d’invalidità). La franchigia per la non autosufficienza è sempre di € 7.000 con Irpef a 0 (zero) il nuovo indicatore darebbe una cifra di ben € 7201,51.

Pluriminorati

Per chi ha entrambe le indennità precedentemente descritte, sommando sia l’indennità di accompagnamento per persone non vedenti che per l’indennità di accompagnamento e la pensione d’invalidità si ottiene € 23.978,62 ovvero:

  • la somma di € 880,70 x 12 (indennità di accompagnamento per ciechi assoluti)
  • la somma di € 512 x 12 (indennità di accompagnamento per non autosufficienti)
  • la somma di € 279,47 x 13 mensilità (pensione d’invalidità). La franchigia per la non autosufficienza è sempre di € 7.000 con Irpef a 0 (zero) il nuovo indicatore da una cifra di ben € 16.978,62.

I calcoli si basano su:

  1. Importo del 2016 per la pensione l’invalidità, indennità di accompagnamento per invalidi civili totali e indennità di accompagnamento per ciechi assoluti
  2. L’esempio si basa su una persona maggiorenne che vive da solo con casa (orfano) quindi con scala di equivalenza ad 1