Le difficoltà di Pitagora

Le difficoltà di Pitagora

autore: Il Filibustiere Lombardo

Sembrava un teorema indimostrabile, roba da avventurieri della politica, e invece…

In varie parti d’Italia, ormai da qualche anno, si parla di un nuovo teorema della politica che ha sapore di antico nonostante l’argomento sia moderno, almeno nella sua coniugazione giuridica e sociale. Gli ostacoli all’accettazione della tesi in questione sono associati sia alla sua dimostrazione pratica che a condizionamenti culturali di vario genere, espressi sia dai diretti interessati che da chi pensa erroneamente di esserne fuori.

Il teorema in questione è enunciato in questi termini: “Qualunque rappresentante di pubblica amministrazione che si opponga, con argomentazioni teoriche e/o con ostruzionismo politico, alla realizzazione pratica (normativa e operativa) della Vita Indipendente è sospettabile di ostinata volontà di rimanere nell’ignoranza o, assai più probabilmente, di avere mani e coscienza sporca (interessi personali antitetici nella realizzazione dei vari sistemi di dispersione di denaro pubblico a favore di chi specula sulla disabilità e sulla libertà personale delle persone con disabilità).

Il buon vecchio Pitagora, pace all’animaccia sua, si è cimentato nella dimostrazione di moltissimi teoremi di geometria euclidea; ma, la storia tramanda, le difficoltà incontrate gli parevano ben poca cosa di fronte all’osticità che presentavano i teoremi della politica.

Così anche gli autori del teorema sopra esposto hanno incontrato difficoltà soverchie, fino a pochissimi giorni orsono. Poi è arrivata la notizia di cronaca (è con questo genere di elementi che, a volte, si risolvono le difficoltà di dimostrazione dei teoremi della politica!).

E’ stato arrestato il vicepresidente della Regione Lombardia, accusato di avere impostato e governato un florido sistema di malaffare in cui rientrano anche la costruzione la gestione e il finanziamento pubblico di residenze protette per anziani e per disabili (un vicepresidente di Regione che ha fatto la sua parte, lo sanno tutti, nell’orientare l’80% del bilancio della Regione Lombardia a favore della sanità durante i governi precedenti; orientamento che persiste tuttora).

Dove sta la dimostrazione del teorema? Sta tutta nelle premesse che avete appena letto: il vicepresidente in questione, che fino a poco tempo fa’ era anche assessore alla sanità, non si è mai opposto in modo palese e puntuale alla realizzazione della Vita Indipendente nella sua Regione (forse non è mai stato nemmeno interpellato sull’argomento); però ha premuto per orientare l’80% dell’intero bilancio economico regionale verso capitoli che poco o nulla hanno a che fare con la Vita Indipendente, sovratitolandoli con la celebre “eccellenza lombarda” (costosa e beffarda, aggiungiamo). Il risultato di tale politica è che quando qualche cittadina/o lombarda/o con disabilità chiede di poter praticare la Vita Indipendente gli viene detto che non ci sono finanziamenti sufficienti ma, paradossalmente, i finanziamenti ci sono se accetta situazioni segreganti ed emarginanti (RSA e RSD).

Dunque, miserello, il nostro non ce l’aveva espressamente con le persone con disabilità che vogliono vivere degnamente la loro vita; ma, si sa, quando occorre accaparrare non è pratico fare considerazioni etiche sulle conseguenze di quel che si sta facendo…

Chissà poi se tutto solo avrebbe mai potuto orchestrare tutto ciò?

C’è bisogno d’altro?