Legge sul “Dopo di noi” il carcere della disabilità

Legge sul “Dopo di noi” il carcere della disabilità

Autore: Eleonora Campus

Se avete qualche minuto, vi invito a leggere questo pezzo e a seguire il mio ragionamento, quasi fosse un percorso tra passato e presente da fare insieme.

Nel nostro ordinamento vige un  principio importante: nessuna persona – compresa se stessa – può disporre del corpo dell’uomo.  Perciò ogni intervento su un essere umano,   deve avvenire nel rispetto dei principi della salvaguardia della vita, dell’integrità fisica e della salute, dell’eguaglianza e pari dignità,  della libertà di scelta e della capacità di autodeterminazione individuale.

Ma nonostante il nostro ordinamento giuridico metta al centro la persona come “soggetto” e base dei diritti fondamentali, alcune categorie di individui    vengono  considerati ed usati come un oggetto  di guadagno ossia, devono produrre  un’”utilità economica” per dare la “massima felicità al maggior numero di persone” nella collettività…… Una politica che ha un nome preciso:utilitarismo. Ed è quelle che persegue il Governo verso le persone con disabilità.

Ma quale tipo di governo segue una politica simile  sacrificando  i diritti fondamentali, compresa la libertà individuale,  di alcune minoranze per dare la “massima felicità al maggior numero di persone” nella collettività…..?….. : un Governo incapace e di stampo razzista che pensa di deportare e disporre della vita di alcuni uomini per far cassa e far fronte alla crisi economica.

La realtà umana e sociale è fatta di tante “anormalità”. Ci sono persone di diverso tipo e che hanno esigenze diverse: si tratta di bambini, giovani, adulti,  anziani malati cronici e/o non autosufficienti, persone con disabilità fisica, psichica e sensoriale nonché malati di vario genere in fase cronica…. Queste sono tutte persone che hanno bisogno di cure per tutta la vita o che si  devono inserire nella vita quotidiana come chiunque altro. Senza  assistenza (cioè supporto a scelta cfr. in “negare l’assistenza indiretta e imporre l’operatore è reato?” e cfr. in “i voucher: un’occasione da cogliere o una verità ingannevole?”) non potrebbero ne far fronte alle cure, ne riuscire a vivere a casa propria scegliendo come e con chi vivere, ne includersi nel tessuto della società.

Ma diamine…. queste persone vivono pensano e rivendicano certe esigenze…..non vogliono o non possono adeguarsi alla regola dell’utilità per la maggioranza …… Non è possibile poi  che le anomalie siano curabili oppure eliminabili da se stesse…..Che fare?…….Allora il Governo incapace si arrovella e si  impone,  progetta leggi, ne divulga la bontà, predispone la “soluzione finale” inneggiata come idilliaca. Come combattere i “miserabili” scomodi che rivendicano i propri diritti…? …..come controllare e contenere il fenomeno?…..  Occorre riformare!… ci dice il Governo…. e una folgorazione lo illumina:  PANOPTICON !!!! Ecco la soluzione!!! E se non bastasse si potrebbe arrivare a delle “Ugly Law” (leggi brutte) …..ma il Governo è cauto, meglio non far capire  troppo in anticipo dove vuole arrivare…… Ma di cosa si tratta? Cosa è il Panopticon e cosa sono le “leggi brutte?”…….

UN MODELLO CARCERARIO: IL PANOPTICON

Il controllo della marginalità sul modello “panoptico”  si basa su un modello carcerario chiamato Panopticon. I criteri di questo modello (mai attuato)  sono stati ideati e ripresi da un filosofo utilitarista per eccellenza, Jeremy Bentham (nato nel 1748), per proporre una riforma della poor law(legge sulla povertà) che si basava sul progetto di rinchiudere  i poveri disoccupati in apposite strutture, che derivava  dalle  case del lavoro (cd. workhouses) che già si era cercato di costruire nella realtà  assistenziale inglese. Bentham però si poneva  contro  la politica assistenzialista attraverso sussidi alle famiglie povere che considerava fatta di sprechi e a caso perché non coordinata da un solo centro efficiente. La sua idea di casa del lavoro doveva avere le caratteristiche del panopticon: un sorveglianza veloce,  carceri con pianta circolare con una direzione centrale e la collocazione al centro dell’occhio di controllo, così come la costruzione di uno spazio scenografico nel quale rappresentare gli “obiettivi pedagogici”  e i rapporti di potere. I poveri cosi raggruppati, avrebbero avuto una vita  controllata e disciplinata basata sulla loro utilità e cioè, sul  rapporto tra merito produttivo e la ricompensa.  Ma in queste case oltre ai poveri, sarebbero dovute essere rinchiuse tutte le categorie marginali comprese le persone con disabilità.

Superare gli sprechi dei sussidi e dell’assistenzialismo!!! Guardare al criterio della produttività!!!! Necessità di controllare e contenere i poveri, i marginali e gli svantaggiati in genere  facendoli  lavorare (ove possibile) rendendoli produttivi e autofinanziatori della casa stessa!!!.  Questi gli ingredienti dell’utilitarista estremo secondo il quale  la costruzione e la gestione dell’ospizio impone un costo alla maggior parte dei contribuenti, riducendo la loro felicità e quindi il loro guadagno…… Per Bentham non  bisognava astenersi dai problemi economici e sociali ma si doveva governare i fenomeni. Un governo del sopruso però, non certo del diritto e della dignità umana. Tanto che per riuscire a rinchiudere tutti i marginali, si sarebbero dovute appaltare queste persone ad una apposita compagnia creata  allo scopo e  che avrebbe avuto il potere di deportare forzatamente le persone nelle strutture costituite dalla compagnia stessa…..Anzi, ogni cittadino che si fosse imbattuto  in una persona marginale, sarebbe stato autorizzato a farla ricoverare nell’ospizio più vicino, dove sarebbe obbligata a rimanere, lavorando per pagare il proprio mantenimento. Il bilancio sarebbe stato quantificato “conto di auto emancipazione” , dove sarebbero state  elencate le spese per il vitto, il vestiario, l’alloggio, le cure mediche, oltre che per una polizza di assicurazione sulla vita nel caso lo svantaggiato  fosse morto prima di aver saldato tutti i debiti. Per stimolare  i cittadini a prendersi  il fastidio di fermare i  cd. svantaggiati  e consegnarli all’ospizio, si proponeva una ricompensa per ciascuna cattura , che si sarebbe sommata   alle spese addebitate alla persona marginale stessa….

Il progetto di Bentham era mirato a ridurre la presenza delle categorie marginali nei luoghi pubblici. E se pensiamo che  fino al 1970, in molte giurisdizioni degli Stati Uniti sono state codificate e attuate le cosiddette “leggi brutte”  (cd. Ugly Law abrogate solo nella metà degli anni 70) che impedivano di apparire in pubblico alle  persone con malattie o deturpazioni  considerate antiestetiche….possiamo già capire che non è vero che questo progetto – anche in parte – non è mai stato attuato. Secondo il  ragionamento dell’utilità (nato per tutti i cd. marginali), calandolo  nell’ambito della disabilità,  quando una persona cd. normodotata si imbatte in una persona con disabilità  la sua felicità viene limitata in due modi: chi ha il cuore tenero alla vista di un disabile soffre per simpatia; chi ha il cuore duro soffre per disgusto.  In tutti e due  i casi, l’incontro con le persone con disabilità (ed i marginali in genere)   riduce l’utile della popolazione in genere, e quindi Bentham  suggerisce di toglierli dalle strade e relegarli in un ospizio.

Pur riconoscendo che alcune di queste persone  sarebbero più felici diversamente, anziché dover vivere   in uno ospizio (e lavorarci ove possibile con gli altri soggetti marginali), il filosofo ritiene  però che per ogni soggetto disabile – o marginale –  felice e benestante, ve ne sono molti ridotti in condizioni miserevoli, per cui la somma delle sofferenze patite dalla maggior parte della collettività “supera” ogni eventuale infelicità subita dei soggetti svantaggiati  trasferiti a forza in queste case.

I gestori delle case del lavoro però, sarebbero stati “tanto buoni” da pensare anche ai residenti:  gli alloggi sarebbero stati assegnati all’Interno della strutture secondo la logica utilitaristica per ridurre al minimo il disagio imposto ai residenti dai loro vicini. Perciò, per esempio accanto ai pazienti irascibili e incontenibili, o alle persone di chiacchera senza limiti, collocare i sordi  e i muti….. Accanto alle prostitute e alle donne facili, sistemare le donne anziane. Secondo Bentham occorreva  “Collocare, accanto a ogni classe da cui si può prevedere qualche inconveniente, una classe di persone insensibili a quell’inconveniente”. Così anche rispetto agli effetti da “deformità impressionanti”, alloggiarli accanto ai ricoverati ciechi……

IL CARCERE DELLA DISABILITA’ OGGI

Bentham voleva  favorire il benessere generale dando  soluzione a un problema che riduceva l’utilità della maggioranza delle persone…..   Ma lo spirito utilitarista che animava il progetto è vivo e vegeto ai nostri giorni.   E per alcune persone come quelle con disabilità si può arrivare a dire che è stato costantemente attuato, forse non alla lettera, ma in buona sostanza si. Come?….:  negando costantemente i diritti fondamentali e la libertà di scelta sia su come vivere, dove vivere, con chi vivere e da chi farsi mettere le mani addosso.   Creando anche dei progetti di legge che predispongono delle strutture definite “dopo di noi” che altro non sono che l’eredità e l’attuazione del progetto utilitarista di Bentham….

Il modello panoptico sta prendendo forma, solo che chiamandolo “casa del dopo di noi” lo si camuffa, lo si confonde…..Non si dice che il progetto utilitarista viola la libertà individuale delle persone, deportandole,  e che la si calpesta ad un costo ben maggiore rispetto ad altre soluzioni basate sulla scelta personale. I diritti umani di alcuni diventano merce e occasione di profitto….  A questo punto sorgono alcune domande:

  1. L’accanimento contro le erogazioni destinate alle persone con disabilità e lo spostamento delle stesse alle cooperative del terzo settore, dichiarata da commissario alle spendig review (cfr. in“Governo: analisi personale del Commissario alla spending review”)  non vi ricorda forse l’accanimento utilitarista contro la politica assistenzialista che animava Bentham?……
  2. L’attuale terzo settore, non vi ricorda forse le “compagnie di appalto”  del progetto utilitarista, che avrebbero dovuto sia deportare le persone, sia costruire le strutture dove deportarle? (cfr. in “Governo: riforma del III settore, no profit diventa profit”)
  3. Il buonismo di chi ha il “cuore tenero” o il disgusto di chi ha il “cuore duro”, con l’unico obiettivo di liberarsi delle persone con disabilità sfruttandole al massimo, non vi sembra forse l’atteggiamento di quei normodotati che si dividono in cd. buoni o cd. cattivi?
  4. L’attenzione ai relegati nella case lavoro, da parte dei gestori delle strutture su progetto carcerario, non vi ricorda forse la facilità con cui mi mischiano casi tanto diversi nelle attuali case famiglia?  “Tutti insieme appassionatamente!”: titolo di un film guarda caso ambientato in Austria durante il periodo nazista….
  5. I costi che i contribuenti sostengono, non sono forse quelli che sosteniamo anche noi (persone con disabilità e famiglie) e perciò abbiamo gli stessi diritti umani e materiali…? Ovviamente li dovremmo avere comunque ma è importante sottolineare che siamo contribuenti anche noi. E se pensiamo alle aggressioni volte a far diventare reddito o a stabilire tetti di reddito per le erogazioni destinate alle persone con disabilità, anche il conto di “autofinanziamento” Benthamiano si sta concretizzando!!!!

Panopticon… Panopticon….Panopticon….: ma davvero la logica utilitarista è l’unica possibile…..?.

La risposta è “si”  se si accetta di assecondare un Governo incapace, ignorante, ottuso e razzista che non ha minimamente la volontà di guardare alla qualità della vita di tutti i cittadini.

La risposta è NO!!!  se ci ricordiamo e prendiamo consapevolezza che alcuni economisti come Amartya Sen, sulla cui teoria delle capacità si basa  anche la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, hanno posto la libertà individuale come ricetta anche alle peggiori crisi, che cambiare si può e che lo si può fare solo in Paesi dove c’è una vera libertà di comunicazione, stampa e pensiero…..Ma questa è un’altra storia che vi racconterò, Per ora ricordate di porre al primo posto la libertà individuale (compresa quella di scegliere la qualità della propria vita) e smantellate le nuove case panoticon che in questi giorni stanno enfatizzando a livello mediatico.

Liberate la vostra libertà.

Eleonora Campus